Dona un’ambulanza da 106.000 euro in ricordo del marito

“Ho esaudito un suo desiderio”. È così, con semplicità e tanto amore, che la signora Carmen ha donato un’ambulanza da 106.000 uro all’Ausl di Bologna in ricordo di suo marito Riccardo, scomparso a maggio.

Un’ambulanza nuova fiammante, che porta sulla sua fiancata il nome di Riccardo Rossi. È stato questo il dono per cui una signora di 87 anni, Carmen Bisteghi, ha pensato di investire i suoi risparmi. Un gesto di estrema generosità, in ricordo del suo consorte, morto lo scorso maggio.

“Me lo diceva sempre che gli sarebbe piaciuto vedere il suo nome su un’ambulanzaracconta la vedova. “Quando è morto ho pensato a quello che mi diceva sempre e mi sono detta: ‘L’ambulanza la compro io’. Quello che aveva messo da parte durante tanti anni di lavoro lo aveva lasciato a me, visto che non abbiamo figli, nipoti o altri parenti stretti.

Ma voleva anche fare beneficenza. Per fortuna mi ha aiutato la mia avvocata Laura Marrani, perché io non avevo idea di come si comprasse un’ambulanza. Lei si è messa in contatto col 118, abbiamo ascoltato le direttive e i consigli che ci hanno dato dall’Ausl e ieri c’è stata questa bella giornata, una giornata davvero speciale. Io l’ho fatto volentieri, è stato molto bello, ma capisco che le persone restino sbalordite perché immagino non capiti spesso”.

Eh sì, cara signora Carmen, anche e soprattutto perché questo suo dono ha il valore di ben 106.000 euro!

L’acquisto, festeggiato il 29 dicembre assieme agli operatori del 118, è stato anche celebrato dall’Ausl di Bologna, che ha spiegato in un comunicato stampa: La nuova ambulanza presterà servizio di assistenza e di soccorso nel territorio del Comune. Con la donazione odierna si potenzia ulteriormente il parco dei mezzi di soccorso del 118 di Bologna e provincia che comprende, attualmente, 33 ambulanze e 21 auto mediche.”

Erano sposati da 25 anni, Riccardo e Carmen, ma stavano insieme dal lontano 1974. Lui era un operaio metalmeccanico, lei una parrucchiera. “Eravamo in pochi, ma eravamo in due. La vita è fatta per andare avanti, e così farò” afferma la signora.

Che dopo 43 anni d’amore, ha voluto salutare il suo Riccardo con quest’ultimo, importante dono.

Alessio Biondino

Fonte: Repubblica

Christian Manzi: “Sensibilizzare significa trasmettere motivazione”

Cos’è CSE-Formazione? Di cosa si occupa?

Ho fondato il Comitato Scientifico d’Emergenza CSE nel 2007 e da allora, con molto entusiasmo, ci occupiamo di formazione. Lo facciamo attraverso corsi di base e avanzati, per mezzo di testi e pubblicazioni, organizzando eventi per sensibilizzare le persone alla rianimazione cardiopolmonare e cercando di farci venire tante idee per divulgare il più possibile e al meglio le manovre salva-vita. Abbiamo ad esempio approntato dei metodi alternativi per trasmettere le nozioni a coloro che non appartengono al settore sanitario: in questa chiave sono stati proposti modelli di flash-mob e di apprendimento alternativo quali coreografie, brani musicali regolarmente incisi presso la SIAE e strumentazioni ideate, nonché brevettate, dal CSE e finalizzate all’apprendimento da parte di bambini in età scolare. Siamo accreditati dalla ADELPI, dalla SIMEUP, IRC; siamo centro internazionale di formazione riconosciuto dall’American Heart Association e possiamo accreditare centri satelliti e formare istruttori. Siamo un centro accreditato dalla Regione Lazio e ciò ci permette di rilasciare certificati abilitativi BLS-D e PBLS-D con manuale esclusivo CSE. Ci stiamo divertendo parecchio, insomma.

Intervista a Christian Manzi (1)

Che significato ha per te il termine “Sensibilizzazione”?

Sensibilizzare per me vuol dire portare le persone a conoscere una realtà. Non solo come la vediamo razionalmente, come la tocchiamo, ma soprattutto come la sentiamo dentro. Come ci fa emozionare. In poche parole per me la sensibilizzazione è la trasmissione della motivazione che spinge ogni essere umano a fare qualcosa di buono al meglio.

Quando e come è iniziata la tua carriera di formatore-divulgatore-educatore sanitario?

La mia carriera di formatore è iniziata nel lontano 2001 presso un associazione dove svolgevo l’attività di volontario. In pratica mi occupavo di corsi di primo soccorso all’interno dei circoli cittadini, dentro i bar, chioschi e centri ricreativi.

Ricordi una tua esperienza in ambito formativo particolarmente interessante?

Una delle esperienze formative che ricordo con maggior entusiasmo è quella del 24 aprile 2015, giornata nel quale superammo il record del numero di esecutori di BLSD formati mai in Italia in un unico giorno, del totale di 384 partecipanti. La giornata venne chiamata BLSD ITALIAN GUINNES RECORD.

Ogni volta che accade una tragedia, come quella del povero calciatore Piermario Morosini, si ritorna prepotentemente a parlare di defibrillatori. Pensi che la loro immediata reperibilità sul territorio… Basti a salvare delle vite?

Il defibrillatore è veramente un apparecchio salva vita, su questo oramai non c’è alcun dubbio. Di fronte ad una fibrillazione ventricolare, l’unica terapia valida è infatti la defibrillazione precoce. E questa può essere erogata solo da un defibrillatore, che deve essere reperito quanto prima! Chi preme il pulsante per erogare la scarica, però, è sempre l’essere umano. Quindi, oltre alla presenza della macchina, è indispensabile che ci sia una persona formata, che sia in grado di eseguire correttamente ed in sicurezza le linee guida. Ma soprattutto… Che possegga buon senso da vendere, altruismo e tanta buona volontà.

Christian Manzi con Alessio Biondino durante l'Emergency Expo di Latina, 2014.

Christian Manzi è un infermiere. Cosa ti senti di consigliare ai moltissimi colleghi precari o disoccupati stremati dalla crisi e dalla situazione insostenibile della nostra sanità attuale?

Io sono un infermiere che dal 1999 opera all’interno di ambulanze del 118. Quindi mi occupo di servizio pubblico, ma ad oggi sono ancora un operatore precario in forza a società private che cambiano di anno in anno. Non ho mai avuto un contratto fisso e uguale negli anni. In poche parole ogni anno è come se fosse il primo! Ma continuo a svolgere la mia professione con grande volontà e allegria, cercando di dimostrare sempre la massima professionalità, tenendomi (a mie spese) sempre aggiornato e cercando ogni giorno di inventare e costruire delle novità che possano migliorare la salute dei miei pazienti e di me stesso! Il mio consiglio: cercate sempre di spendere il vostro tempo facendo tutto quello che pensate possa far star bene l’essere umano; e questo fatelo sia per chi si affida a voi, ovvero i pazienti, sia per voi stessi. Solo in questo modo potete sentirvi dei vincenti!

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Consigliere insulta autista del 118: “Marocchino di m….”

Un autista del 118 di origini nordafricane, da sei anni alla Croce Rossa, è stato insultato dal segretario leghista di Vercelli durante un soccorso: “Marocchino di m…., ti faccio licenziare”. La registrazione è stata consegnata alla Procura. Il consigliere si è poi scusato.

Era un soccorso come tanti altri per R. A., autista del 118 di origini nordafricane che presta servizio alla Croce Rossa da sei anni. Così, la notte tra il 19 e il 20 dicembre, si è presentato a casa di un signore con forti dolori addominali; ma al suo arrivo il figlio della vittima, Giampiero Borzoni, che a Vercelli è segretario della Lega Nord nonché consigliere comunale, lo ha apostrofato con un terribile: Marocchino di m… lascia stare la barella, ti faccio licenziare ed altre offese/minacce del genere.

Il motivo? Oltre al colore della pelle, sembra che il segretario volesse “dirmi come fare perché lui è infermiere”, ha asserito il giovane. “Mio padre aveva forti dolori allo stomaco. Ho solo consigliato una cosa, dal momento che lavoro in sanità da anni. Mi è stato risposto che l’autista aveva la responsabilità dell’ambulanza e quindi comandava lui. A quel punto mi sono arrabbiato” ha dichiarato invece Borzoni.

Fatto sta che l’autista non è neanche potuto entrare in casa, aspettando che il collega (verosimilmente dai tratti somatici diversi) portasse a termine il soccorso. “Quell’uomo non si è nemmeno identificato e io non ho voluto che entrasse in casa perché non mi fidavo del suo operato si è giustificato il rappresentante del Carroccio.

Solo uno scatto d’ira da parte di chi, per ovvi motivi di natura pseudo politica, non sa interagire in maniera diversa con gli stranieri e i loro figli (italiani), giunti nel bel paese? Sembra di no, perché la performance del politico sarebbe poi continuata, a freddo, anche in pronto soccorso.

Esasperato e amareggiato, il soccorritore ha così deciso di presentare una denuncia per ingiurie ai carabinieri, raccontando nel dettaglio quanto accaduto e supportando le sue parole con la registrazione audio degli insulti. La vicenda, raccontata da Repubblica, è finita anche in Procura.

“Avevo mio padre grave, chiedo scusa per aver perso le staffe nella concitazione del momento. Sono frasi dette senza alcun intento razzista. Non c’è razzismo né nell’attività politica della Lega, né a livello personale: prova ne è che la sezione di Vercelli ha tesserati anche di provenienza nordafricana con cui siamo amici” ha concluso il consigliere, provando a contenere in qualche modo la sua straripante figura di “m….”.

Alessio Biondino

Fonte: Repubblica