Emergenze sul bambino: nonostante il coronavisurs, quando è necessario NON si può fare a meno della respirazione artificiale. Ecco perché

Come è cambiato il soccorso laico ai tempi del Coronavirus
Come abbiamo visto, le nuove linee guida per il soccorso in caso di emergenza per il cittadino sono variate a seguito dell’emergenza Coronavirus (vedi il video qui per conoscere le nuove tecniche di soccorso per gli adulti). Il vero  ambiamento sta nella respirazione artificiale, che nel caso dell’adulto, laddove non si conosca lo stato di saluto e di possibile infezione della vittima, è sconsigliato procedere alla respirazione artificiale poiché diventa molto rischioso per il soccorritore stesso. Ma questa condizione, con i bambini
cambia radicalmente. Vediamo perché

Le indicazioni su come tentare di salvare la vita ad un bambino
Va sempre ricordato che, canonicamente, nel soccorso di base si considera “bambino” una vittima minore del peso inferiore ai 25 chilogrammi. Questo perché, per una questione di costituzione e struttura, il soccorso ha un ben diverso effetto sulla massa corporale e quindi, in pratica, bisogna stare più attenti.
Ma è anche vero che nei bambini in generale, le cause che portano alla necessità di un intervento tempestivo sono spesso differenti rispetto a quelle di un adulto. Nei bambini l’arresto cardiaco non è di solito causato da un problema cardiaco, ma bensì da un problema respiratorio, quindi le ventilazioni di soccorso rimangono fondamentali per aumentare significativamente le probabilità di sopravvivenza. Anche se effettuare le ventilazioni di soccorso il rischio di trasmissione del virus aumenta sensibilmente, da ambo le parti, va presa in considerazione il fatto che in assenza di un soccorso adeguato, quindi con le ventilazioni, il rischio è molto più basso rispetto alla morte certa del bambino in caso non si intervenga subito con il protocollo PBLS.
Vediamo l’algoritmo raccomandato:

Fase A:
1) Valutare la sicurezza della scena
2) Valutare la coscienza della vittima chiamandola e a distanza e scuotendo la parte inferiore del corpo

Fase B:
1) Valutare il respiro guardando se è presente l’espansione toracica, se necessario avvicinarsi alla vittima.
1) Chiamare il 112 / 118 e seguire le indicazioni dell’operatore
2) Se la vittima non risponde, non respira e non si muove, iniziare con 5 ventilazioni di soccorso

 

Fase C:
1) Se la vittima non risponde, non respira e non si muove, iniziare immediatamente la RCP effettuando 30
compressioni toraciche con frequenza di circa 100 – 120 al minuto e 2 ventilazioni
2) All’arrivo del DAE, accenderlo e seguire le indicazioni.
Continuare questo protocollo fino all’arrivo del soccorso avanzato.
Importante:
– Prestare un soccorso immediato con sole compressioni toraciche e l’utilizzo precoce del DAE aumenta
significativamente le possibilità di ripresa della vittima e non aumenta il rischio di infezione per il soccorritore.
– Se si hanno, indossare il primo possibile i dispositivi di protezione individuale (DPI), specialmente una
mascherina con filtro per le ventilazioni.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *