Rianima un gatto davanti al pronto soccorso e lo adotta

È accaduto ad Istanbul, in Turchia: Halil Akyurek, medico rianimatore, ha soccorso un micio privo di sensi che era rimasto incastrato nella porta scorrevole del pronto soccorso. Intubato e sottoposto a massaggio cardiaco, il micio si è risvegliato. Per poi essere adottato dal suo salvatore… Un chiaro esempio di umanità, empatia e di rispetto per la vita.

Istanbul, la vecchia Bisanzio o Costantinopoli, è un autentico paradiso per i gatti: questi infatti sono benvoluti e curati da tutti i cittadini e possono essere avvistati per strada, nelle università, negli esercizi commerciali, nelle scuole e… addirittura nelle moschee durante gli orari della preghiera.

Neanche gli ospedali sono esenti dall’avvicendarsi continuo di questi pelosi e spesso paffuti ospiti, che si aggirano rimediando qua e là ciotole tronfie di cibo, tante carezze e soprattutto diversi invitanti termosifoni, presso i quali poter riposare in pace. Ed è proprio per cercare un po’ di calduccio che, verosimilmente, un bel micione bianco ha provato ad infilarsi nella porta scorrevole di un nosocomio della parte europea della città.

Ma è stato sorpreso dal fatto che un infermiere, alla fine del proprio turno di lavoro, stava uscendo per recarsi a casa ed ha attivato la porta. Così, calcolando male i tempi di “entrata”, il micio è rimasto incastrato nelle ante ed ha subito una forte pressione su torace e collo, che gli ha fatto perdere i sensi.

Fortunatamente, però, quel giorno in ospedale c’era il dott. Halil Akyurek, medico rianimatore, che non ha esitato un attimo ed è scattato in soccorso del felino in difficoltà: lo ha liberato da quella morsa micidiale, ha iniziato subito a praticargli il massaggio cardiaco (in modo molto simile a quello che si fa ai neonati) è riuscito ad intubarlo insieme ai suoi colleghi intervenuti per aiutarlo ed ha continuato con le manovre di rianimazione fino a che il micione non ha iniziato a mordicchiare spaventato le mani dei soccorritori.

Per stabilizzarlo e per sottoporlo a dei controlli accurati è stato poi prontamente allertato un medico veterinario; ma dopo circa un’oretta, il gattone era già in giro per i corridoi dell’ospedale, alla ricerca di coccole, calore e facendo incetta di crocchette saporite; festeggiando così, a suo modo, lo scampato pericolo.

pur

Ma la giornata “fortunata” di questo micio non era ancora terminata. Già, perché Halil Akyurek, il medico intervenuto per salvargli vita, ha anche deciso di adottarlo ed ora posta quotidianamente, sul suo profilo Facebook, diverse foto insieme al suo nuovo candido amico.

Lo ha battezzato “Mucize”, che in turco significa “Miracolo”.

Alessio Biondino

Fonti: La Stampa

A soli 5 anni dona il suo salvadanaio per comprare una nuova ambulanza

È accaduto in provincia di Alessandria, dove l’unico mezzo della delegazione era stato messo fuori uso da un corto circuito avvenuto il 28 dicembre. Il piccolo Simone ha assistito all’intervento dei vigili del fuoco e ha deciso di contribuire all’acquisto della nuova ambulanza.

“Mio figlio sta crescendo col mito dei vigili del fuoco e degli operatori di soccorso: quando gli abbiamo chiesto di scegliere la sua cameretta, lui non ha avuto dubbi e ha voluto quella che si affaccia sull’insegna della Croce rossa”.

È così che papà Antonio presenta il suo piccolo Simone, protagonista a soli 5 anni di un gesto che fa bagnare gli occhi e stringere il cuore. Il bambino era lì, davanti casa, quando i pompieri sono intervenuti in soccorso di quell’ambulanza resa inutilizzabile da un corto circuito. L’unica che effettuava servizio nella Bassa Valle Scrivia.

Perciò, con la naturalezza che contraddistingue i bambini, Simone è corso nella sua cameretta, ha afferrato il salvadanaio e ha aggiornato mamma Cristina e papà Antonio circa le sue intenzioni: regalare i suoi risparmi ai volontari della Croce rossa di Castelnuovo Scrivia, ovvero ai suoi vicini di casa in difficoltà, in modo da permettergli di acquistare un nuovo mezzo.

“Mio figlio ci ha chiesto se questo mezzo che salva la vita a moltissime persone sarebbe guarito: io e mia moglie gli abbiamo spiegato che era necessario comprarne uno nuovo e ci volevano dei soldi” spiega il papà.

Quindi ieri, il giorno della befana, mano nella mano con suo padre Antonio e stringendo a sé il suo dindarolo di latta, il piccolo Simone si è recato presso la Croce Rossa a fare la sua consegna. Lasciando sbigottiti i soccorritori.

Laura Solari, responsabile dell’ufficio territoriale Cri della Bassa Valle Scrivia, ha così commentato il gesto: Simone è la nostra mascotte: gli ho spiegato che ci vorrà del tempo prima di poter festeggiare l’arrivo della nuova ambulanza, ma lui sarà il primo a salirci e a farla suonare. Il suo gesto semplice e spontaneo ha colpito tutti. Questo bimbo ci ha fatto tornare il sorriso in un momento difficile per noi volontari, speriamo che tanti altri cittadini seguano il suo esempio”.

Alessio Biondino

Fonte: La Stampa

USA, salvo dopo un arresto cardiaco durato ben 42 minuti

In USA, in caso di arresto cardiaco, infermieri e paramedici sono autorizzati a smettere di rianimare dopo 20 minuti di tentativi; ma stavolta hanno deciso di continuare…

John Ogburn, un 36enne residente a Charlotte (nel North Carolina Stati Uniti) è stato protagonista di una vicenda che ha dell’incredibile. Era lì, tranquillo, che lavorava al pc a pochi passi da casa quando, all’improvviso, il buio più profondo lo ha avvolto; un arresto cardiaco, che per più di 40 minuti lo ha, di fatto, ucciso.

Per fortuna, però, l’uomo può raccontarlo: due poliziotti che passavano di lì per caso hanno subito chiamato i soccorsi. E grazie alla tenacia dei paramedici che sono repentinamente arrivati sul posto, che lo hanno soccorso e che per ben 42 minuti non si sono affatto rassegnati di fronte a quel tracciato elettrocardiografico estremamente preoccupante, John è ancora vivo e vegeto.

“Hanno fatto solo il loro dovere”, potrebbero asserire alcuni. “Basta descrivere i soccorritori come eroi, fanno ciò che sanno e che devono fare”, potrebbero protestare altri. Ma non è andata proprio così… perché in USA infermieri e paramedici sono autorizzati a cessare le pratiche rianimatorie dopo 20 minuti di tentativi infruttuosi. E chi si occupa di emergenza sanitaria, sa che in caso di arresto cardiaco 20 minuti sono un’era geologica; anche e soprattutto perché per ogni minuto che il nostro cuore è in arresto e l’attività di rianimazione cardiopolmonare non viene effettuata, la possibilità di sopravvivenza diminuisce del 10%!

Ma loro, i paramedici, al di là del loro dovere, hanno scelto di continuare. Quell’uomo era troppo giovane, bisognava tentare. E la loro testardaggine ha avuto ragione: il cuore di John è ripartito. Una volta arrivato in ospedale, l’uomo è stato mantenuto in una sedazione profonda per circa una settimana, dopodiché il suo recupero è proceduto a gonfie vele. Fino alla dimissione.

Una volta che si è totalmente ristabilito, il 36enne ha voluto ringraziare l’equipe che gli ha restituito la vita con queste parole, rilasciate alla BBC“Non erano tenuti a continuare il massaggio cardiaco oltre i 20 minuti, ma hanno creduto di potermi riportare in vita e non si sono arresi. A loro devo tutto.

E a loro si deve questo che è, a tutti gli effetti, una sorta di miracolo. Basti pensare che negli USA  il 90% delle persone colpite da arresto cardiaco al di fuori degli ospedali, solitamente muore.

Alessio Biondino

Fonte: BBC

Manfredonia, cittadino ringrazia 118 e pronto soccorso: “Mio figlio curato con tempestività e professionalità”

Il sentito grazie da parte di un cittadino: “Di fronte a tanto parlare di malasanità ho ritenuto giusto e doveroso evidenziare un bell’esempio di tempestività e professionalità del 118 e del pronto soccorso di Manfredonia”.

”BUONASERA StatoQuotidiano, desideravo complimentarmi con il 118 e il pronto soccorso dell’ospedale di Manfredonia per la velocità di intervento e la bravura degli addetti al 118, perfettamente coordinati dal medico accompagnatore nonché la professionalità del pronto soccorso.

Alle 3,30 del 2 gennaio mio figlio si è sentito male; chiamato il 118, l’ambulanza è arrivata in pochi minuti e, dopo gli esami e gli interventi di primo soccorso, hanno accompagnato mio figlio al pronto soccorso di Manfredonia. Qui è stato accolto con molta professionalità dal personale medico ed infermieristico che lo ha sottoposto ad esami più sofisticati, tac compresa. alle 5,30 siamo tornati a casa, spaventati ma risollevati.”

Di fronte a tanto parlare di malasanità ho ritenuto giusto e doveroso evidenziare un bell’esempio di tempestività e professionalità del 118 e del pronto soccorso di manfredonia”.

(Lettera al giornale, Manfredonia 05 gennaio 2018)

È con queste parole che un cittadino si è sentito in dovere, nonostante la “moda” dilagante di ricercare spasmodicamente casi di malasanità, a prescindere, anche quando questi non si verificano, di spezzare una lancia a favore di chi, con competenza e professionalità, regge quotidianamente in piedi il nostro SSN.

Complimenti al personale sanitario del 118 e del pronto soccorso di Manfredonia, ma… anche a tutte le altre equipe operanti negli ospedali del bel paese che, ogni giorno, tengono in piedi la baracca e che… non ringrazia mai nessuno.

Alessio Biondino

Fonte: StatoQuotidiano

USA, alla vista dei corpi di due adolescenti, soccorritore viene colto da infarto

Alla vista dei corpi dei due ragazzi, fratello e sorella adolescenti, dilaniati da un grave incidente stradale, il cuore di un infermiere americano non ha retto.

Idaho, USA. Due ragazzi di 15 e 13 anni, Eric e Lauren Neibaur, fratello e sorella, erano in viaggio sull’automobile guidata dal giovane. Davanti a loro, su un altro veicolo, c’erano i loro genitori che gli facevano strada. Ad un certo punto, però, Eric ha sbagliato l’ingresso in una corsia e il loro mezzo si è scontrato con un altro che procedeva nel senso di marcia opposto (quello corretto).

L’impatto è stato violentissimo. E, purtroppo, non ha lasciato scampo ai due adolescenti. La scena che si è presentata ai soccorritori giunti sul luogo del sinistro è stata straziante ed uno di loro, un infermiere, scioccato dalle condizioni in cui versavano i corpi dei due fratelli, è stato colto da malore. un infarto.

I due adolescenti uccisi nel grave incidente stradale (Idaho State Journal)

Stava trasportando i corpi dei due ragazzi sull’ambulanza insieme al suo collega soccorritore quando, così come hanno riportato i quotidiani locali, il sanitario si è accasciato a terra. Fortunatamente, però, questa che poteva essere una tragedia nella tragedia è stata scongiurata grazie al tempestivo intervento degli altri colleghi soccorritori, che hanno capito subito la situazione e hanno messo in atto tutte le relative fasi di valutazione/azione del caso. Salvandolo.

Dispiacere, shock, empatia, umanità: tutte cose che un infermiere soccorritore dovrebbe saper tenere a bada per garantire efficacia, efficienze e per sopravvivere di fronte alle tragedie di ogni giorno. Ma i corpi di quei due giovanissimi proprio no… non è riuscito a metabolizzarli. E in preda a chissà quale turbamento interiore, il suo cuore non ha retto.

Lo sceriffo della contea di Bannock (Idaho, dove la tragedia ha avuto luogo), il primo a rilasciare delle dichiarazioni sul grave incidente, ha dichiarato all’Idaho State Journal“Tutti noi abbiamo visto degli incidenti fatali, ma quando in questi sono coinvolti dei bambini della stessa età colpisce, un po’ di più di qualsiasi altra cosa”. E in seguito a queste affermazioni, ha deciso di concedere un giorno di permesso a tutti i lavoratori impegnati nelle operazioni di soccorso.

Alessio Biondino

Fonti: DirettanewsIdaho State Journal

Alcamo, autisti in malattia: si ferma una delle due ambulanze

Trapani, soccorritori con l’influenza: ad Alcamo ferma una delle due ambulanze. La Uil: “Intervenga l’Asp”. Il direttore della centrale operativa del 118: “Non abbiamo trovato i sostituti”.

“La forte preoccupazione per la qualità del servizio di prima assistenza medica cresce di giorno in giorno per la nostra provincia, che sembra essere diventata terra di nessuno. Mi verrebbe da dire che ormai siamo di fronte a una situazione apocalittica, conseguenza di scelte scellerate pur previste dal piano aziendale dell’Asp di Trapani”.

È con queste parole che il segretario provinciale Uil Funzione pubblica Giorgio Macaddino ha provato a spiegare la situazione del servizio di emergenza sanitaria territoriale della provincia di Trapani. Che oggi, 5 gennaio 2018, ha visto un mezzo di soccorso fermo in provincia di Alcamo per mancanza di personale.

Un mezzo su… due soli disponibili. Già, perché i due autisti soccorritori si sono ammalati e una delle due ambulanze non è potuta entrare in servizio. Eppure, nonostante lo stop forzato, il direttore della centrale operativa Palermo-Trapani Fabio Genco ha provato a rassicurare i cittadini, spiegando che l’assistenza non è affatto a rischio: “Stamattina entrambi gli autisti ci hanno inviato il certificato di malattia per influenza e nessuno ha dato disponibilità per sostituirli. Ma in circolazione c’è un’altra ambulanza con rianimatore a bordo attiva 24 ore su 24. In caso di doppia emergenza abbiamo a disposizione le postazioni dei paesi vicini come Balestrate, Castellammare del Golfo o Partinico”.

L’influenza sta mettendo a dura prova tutta la sanità siciliana: ieri sera nella regione non c’era un solo posto di Rianimazione libero e il 118 ha avuto difficoltà a trasferire i pazienti con crisi respiratorie. Addirittura, all’ospedale Civico di Palermo, tre pazienti hanno trascorso la notte in sala operatoria, intubati, perché nel reparto di Anestesia e Rianimazione non c’era un solo posto a disposizione.

Alessio Biondino

Fonte: Repubblica

La “Bent nail syndrome” (frattura del pene) può dare luogo a un’emergenza?

È un evento molto doloroso, che può dare luogo a importanti emorragie e che necessita di un intervento chirurgico riparativo entro le 48/72 ore: la frattura del pene o Bent nail syndrome.

Al di là delle inevitabili battute relative ai motivi per cui si verificano determinate “rotture”, la Bent nail syndrome (sindrome del chiodo piegato o frattura del pene) è invece qualcosa di molto serio. E può capitare a chiunque.

Quando si verifica, il danno è a carico della tonaca albuginea dei corpi cavernosi del pene, ovvero quei tessuti che, ‘riempiti’ di sangue, determinano l’erezione. È un evento traumatico piuttosto doloroso può avvenire in qualsiasi punto dell’asta (generalmente alla base) e provoca solitamente un’abbondante fuoriuscita di sangue, che si diffonde nei tessuti sottocutanei circostanti.

Come avviene? Beh… solitamente a causa di un’improvvisa, violenta ed innaturale flessione dell’organo sul proprio asse durante la fase di erezione: ciò, ad esempio, può verificarsi piegando forzatamente il sesso durante la masturbazione manuale oppure durante un rapporto molto (troppo) intenso, dove fuoriuscendo e ‘provando’ a rientrare violentemente in vagina il pene si ritrova a sbattere contro la sinfisi pubica o la zona perineale della partner. Ma non solo.

“La frattura può derivare non solo da un atto sessuale, ma anche da altre pratiche, diciamo fantasiose, che alcuni adottano. Mi è capitato un settantenne che voleva procurarsi l’erezione con il bocchettone dell’aspirapolvere e si è lacerato il pene. In quel caso, consiglierei prudenza. Anche se poi anche per quell’anziano non c’è stata nessuna difficoltà a operare e rimetterlo in forze”, affermava nel 2013 il prof. Giuseppe Tuccitto, direttore della divisione di urologia dell’ospedale di Chioggia (intervistato da Panorama, VEDI) in cui venne operato un paziente “infortunato”.

Tra i casi più recenti, si ricordano quello di un 32enne di New Dehli, in India (VEDI), ricoverato d’urgenza per un’emorragia interna: durante un amplesso piuttosto focoso ed energico, il giovane riferì di aver udito una specie di ‘schiocco’, dopodiché un immane dolore al pene lo piegò letteralmente in due. La corsa all’ospedale fu celere e l’uomo vi arrivò con l’organo completamente nero. Fu operato d’urgenza per via della copiosa emorragia interna che rischiava di metterlo in serio pericolo di vita.

Un altro caso fu quello di un 32enne di Chioggia (VEDI), in provincia di Venezia, che al culmine del suo rapporto sessuale avvertì anche lui un forte dolore e vide diffondersi nel suo perineo un largo e terrorizzante ematoma. Eseguita un’ecografia e una risonanza magnetica, il giovane fu poi operato con successo.

Se non trattata tempestivamente, tale sindrome può causare emorragie sottocutanee importanti; e, a lungo termine, si rischia anche l’incurvamento dell’organo o la disfunzione erettile“Il recupero della piena funzionalità del pene si gioca sulla tempistica: prima si arriva in ospedale, nonostante il comprensibile imbarazzo, prima si agisce. In questi casi, l’intervento va fatto entro le 48-72 ore dal trauma. Importante è poi seguire un riposo cautelativo nelle due, tre settimane successive, senza rapporti sessuali, anche perché le prime erezioni sono dolorose. Solitamente poniamo il paziente in trattamento farmacologico per evitare le erezioni notturne nel periodo immediatamente successivo all’intervento”, spiegava Tuccitto.

Basta quindi utilizzare ‘cautela’ nei nostri rapporti e gestire con ‘parsimonia’ la nostra passione? Sembra di no, sono comunque necessari altri accorgimenti per prevenire dolorosissime “rotture”. Uno studio pubblicato su Advances in Urology, ad esempio, suggerisce di fare molta attenzione a determinate posizioni durante l’amplesso, soprattutto a quelle che non prevedono il totale controllo del movimento da parte dell’uomo e che sarebbero responsabili del 50% delle ‘fratture’: la posizione dell’Amazzone, ad esempio, dove la donna è a cavalcioni sul ventre maschile, è potenzialmente pericolosa in quanto lei non è in grado di accorgersi di una penetrazione sbagliata o di un movimento falso… in tempo. Così, complice il peso del suo corpo, potrebbe causare suo malgrado la rottura peniena.

Beh… stiamo attenti!

Alessio Biondino

Fonti: Panorama.itIlGiornale.itLiberoquotidiano.it

Agrigento, “Ambulanza arrivata dopo 13 ore”

La denuncia del consigliere comunale Borsellino: “Un solo medico per centinaia di malati gravi che non ricevevano alcuna assistenza urgente, una sola ambulanza per l’intera provincia di Agrigento”.

“È vergognoso il modo in cui viene gestito questo ospedale, non è ammissibile il trattamento riservato ai malati gravi che necessitano di interventi celeri ed immediati. Certamente non staremo fermi a guardare”.

È con queste parole affidate ad una nota che il consigliere comunale Salvatore Borsellino, capogruppo di Sicilia Futura, ha lanciato un appello al direttore generale dell’Asp di Agrigento Gervasio Venuti. L’appello è arrivato dopo un episodio avvenuto tra le corsie dell’ospedale San Giovanni di Dio; nosocomio in cui, secondo la denuncia del consigliere, c’era un solo medico per centinaia di pazienti ed una sola ambulanza per far fronte alle esigenze dell’intera provincia.

Nella nota si legge: “Mi sono trovato in ospedale, vista la grave condizione di una mia strettissima parente con una ischemia in corso, che doveva essere trasferita urgentemente a Palermo per essere sottoposta ad un delicato intervento.

Dopo ben tredici ore di attesa nulla si è mosso, un solo medico per centinaia di malati gravi che non ricevevano alcuna assistenza urgente, una sola ambulanza per l’intera provincia di Agrigento che forse doveva arrivare da Marte, con gli utenti ‘ammalati gravi’ che non ricevevano alcuna assistenza”.

L’ambulanza sarebbe finalmente arrivata dopo ben tredici ore di attesa in pronto soccorso, chirurgia vascolare e neurologia. E solo dopo che alcuni parenti dei suddetti pazienti hanno chiamato le forze dell’ordine e che Borsellino ha avvertito gli organi di stampa.

“I medici di chirurgia vascolare dovevano intervenire immediatamente anziché trasferire la paziente dopo tredici ore a Palermo. La mia strettissima parente a Palermo è stata immediatamente sottoposta ad intervento chirurgico, mentre ad Agrigento ha rischiato la vita” conclude il consigliere.

Che, oltre ad aver allegato alla nota diverse foto per dimostrare quanto affermato, ha annunciato un’interrogazione all’assessorato regionale alla Sanità.

Alessio Biondino

Fonte: Agrigento Notizie

“Ambulanza della morte”, c’è un altro sospettato

Senza empatia e senza pietà, non si può pensare di aiutare qualcuno. E non si dovrebbe mai essere messi in condizione di farlo. Eppure la cronaca, sempre più spesso, ci sbatte in faccia episodi di violenza e di vessazione ai danni dei più deboli (VEDI) da parte di chi, purtroppo, dovrebbe aiutarli, salvarli, assisterli e proteggerli. Fino ad arrivare, addirittura, a chi uccide i propri pazienti a scopo di lucro.

Era il 21 dicembre quando tutta Italia conobbe una vicenda terribile, clamorosa e triste, ribattezzata “Ambulanza della morte” dai media: ovvero del personale d’ambulanza che avrebbe ucciso deliberatamente, all’interno del mezzo di soccorso su cui era in servizio, malati terminali o anziani gravi pur di guadagnare poche centinaia di euro dai loro funerali (VEDI).

Si è sperato, fino ad oggi, che tutto ciò fosse stato solo frutto di una mente disturbata (quella del barelliere arrestato), fortunatamente individuata e fermata, ma… le indagini sono continuate e purtroppo, come riporta Ragusa News,  c’è un altro sospettato. Un altro soccorritore che, invece di impegnarsi per salvare, sempre e comunque, a prescindere, la vita delle persone, avrebbe ammazzato con iniezioni d’aria gli utenti all’interno delle ambulanze di Adrano e Biancavilla (nel catanese). Così da guadagnare qualche spicciolo in più alla fine del mese, grazie alla loro morte.

Su di lui, ad oggi, ci sono “solo” delle testimonianze messe a verbale che raccontano di come egli avrebbe commesso, insieme a Garofalo, alcuni degli omicidi. Queste le parole, ad esempio, di un autista d’ambulanza: “Posso altresì riferire che prima di iniettare l’aria in vena, sia il Garofalo che A.S. abbassavano il lenzuolo, alzavano leggermente la manica del braccio dove vi era l’ago della flebo, inoltre venivano sempre usati i guanti in lattice che insieme alla siringa venivano gettati nel contenitore apposito”.

Un’altra testimonianza, che conferma quella dell’autista, riporta: “Appena l’ambulanza si è fermata sotto casa, ricordo nitidamente che, entrando all’interno dell’ambulanza notavo che la parte sinistra del corpo di mio padre era scoperta, mentre tutta la restante parte del corpo era coperta come in precedenza descritto. Per essere più preciso ricordo che l’avambraccio sinistro era scoperto fino al gomito”.

I decessi sospetti in tutto sarebbero cinque: quello di Domenica R. avvenuta il 6 settembre del 2012, di Vincenza E. il 21 luglio del 2016, di Carmelina B. nel maggio del 2012, di Francesca C. e di Alfia S., sempre nel 2012. Il copione è quasi sempre lo stesso: pazienti che non apparivano affatto così gravi, ma che ad un certo punto morivano non si sa bene come durante il tragitto in ambulanza.

Una delle testimonianze da parte delle figlie di una paziente deceduta, riporta come, subito dopo il decesso, il personale avrebbe fatto pressioni sia per la vestizione del cadavere, sia per la scelta della ditta che doveva effettuare il funerale”. Il motivo? Come è emerso dalle indagini, con la vestizione ci sarebbero stati maggiori guadagni per i soccorritori accusati di omicidio.

Alessio Biondino

Fonte: Ragusa News

Gli prende un infarto e… si sposa in rianimazione

Aveva fissato la data delle sue nozze, ma un infarto ha complicato un tantino i suoi piani. Così, anziché rimandare, ha addirittura deciso di anticipare il tutto. E si è sposato in rianimazione, davanti a medici e a infermieri.

Una storia piuttosto singolare arriva da Arezzo, raccontata dal quotidiano La NazioneLui, pistoiese di 57 anni, lei, 53enne di Lamporecchio decidono finalmente di sposarsi. Si conoscono da sempre, stanno insieme da una vita e hanno due figli; ma per coronare quel loro amore manca la fatidica promessa. E sentono da tanto tempo il bisogno di farla.

Così fissano la data del loro matrimonio per il 9 dicembre in quel di Fucecchio. Ma il destino, si sa, anche quando è scontato e per certi versi inevitabile, ama fare degli scherzi piuttosto beffardi. E così è stato: durante un intervento cardiochirurgico ad Arezzo (uno dei centri specializzati nella chirurgia vascolare) che aveva prenotato tempo addietro, l’uomo ha avuto una complicazione intraoperatoria piuttosto grave: infarto, con tanto di arresto cardiocircolatorio.

Emergenza, questa, prontamente risolta dall’equipe chirurgica, ma che ha di fatto complicato il recupero e la degenza del futuro sposino, destinato a rimanere in osservazione per un po’ di tempo. Chiunque altro avrebbe rinviato le nozze imminenti, in quelle condizioni. Ma non lui, caparbio e intenzionato ad andare fino in fondo, come il più innamorato degli sposi.

Tanto che, addirittura, le ha anticipate: la coppia ha così deciso di sposarsi lì, in rianimazione, con i soprascarpe usa e getta anziché col tacco 12, a letto e con la flebo anziché in smoking, davanti ai figli, ai testimoni, ai medici, agli infermieri e agli altri degenti. E non lo ha fatto in un giorno qualunque: per scaramanzia ha infatti deciso di dire sì di venerdì 17.

La cerimonia è stata celebrata dall’assessore Barbara Magi che, nel suo breve discorso, ha espresso un emblematico e più che mai azzeccato: “L’amore trionfa”. Eh sì, perché lo ha fatto davvero, al di là di tutto: del male, della flebo che ostacola lo scambio degli anelli, dell’impossibilità di festeggiare e di ubriacarsi.

L’applauso e le emozioni finali, nonostante l’assenza del lancio del riso e di un qualsivoglia rinfresco, troveranno comunque un posto al sole tra i ricordi più vividi e felici della coppia. Così come quel pigiama, quella scomoda flebo, quegli orrendi soprascarpe e l’incessante “bip” dei macchinari.

Alessio Biondino

Fonte: La Nazione